fbpx
Duferco compra la Stefana a 11 milioni e salva tutti i 139 lavoratori
599
post-template-default,single,single-post,postid-599,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1300,footer_responsive_adv,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-10.1.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive
 

Duferco compra la Stefana a 11 milioni e salva tutti i 139 lavoratori

Duferco compra la Stefana a 11 milioni e salva tutti i 139 lavoratori

La Duferco Sviluppo di Antonio Gozzi si è aggiudicata l’ultimo stabilimento invenduto del gruppo per 11 milioni di euro assicurando la continuità lavorativa ai dipendenti

Martedì è stata una buona giornata per l’industria bresciana e le 139 famiglie dei dipendenti della Stefana di via Bologna a Nave. La Duferco Sviluppo, controllata dal gruppo Duferco Italia Holding di San Zeno, presieduta da Antonio Gozzi, si è aggiudicata l’ultimo stabilimento invenduto del gruppo per 11 milioni di euro. Tutto compreso: il laminatoio, gli impianti e le 26 mila tonnellate di materiale. Assicurando, ancora prima dell’inizio della gara, che avrebbe dato continuità lavorativa anche a tutti i 139 attuali dipendenti. Una pre condizione per rendere definitiva l’aggiudicazione.

Gara all’ultimo rilancio

Che si fosse in dirittura di arrivo, dopo il fallimento di sette bandi, lo si sapeva. Per la prima volta infatti era arrivato un assegno da 1 milione di euro di cauzione. Primo passo concreto per una soluzione. Entrando poi nello studio del notaio Mario Mistretta un’ulteriore conferma: sala piena di volti noti (Antonio Gozzi) e meno conosciuti. Alle 12 in punto la comunicazione che erano arrivate cinque offerte di cui una era stata esclusa mancando dei requisiti. Si parte con la prima busta: Duferco e 5 milioni e 50 mila euro; la seconda della Sider Engineering di Udine (che aveva già comprato l’impianto di Ospitaletto): 5 milioni e 100 con 60 dipendenti; la terza è stata la busta di Ingegneria Laminati Steel srl di Benevento: 5 milioni e 57 lavoratori. L’ultima offerta è arrivata da Berlino dalla Per Germany Handels riconducibile ad un gruppo iraniano: 5 milioni e 200 mila euro e tutti i dipendenti. Un errore di procedura, un bonifico non confermato ed emesso da altra società non partecipante al bando, ha di fatto estromesso dalla gara la società tedesca. Si è cominciato con rilanci da 200 mila euro da effettuare entro due minuti. La prima offerta è stata di Gozzi e dopo 29 rilanci, unico contendente l’Spa di Udine, è stato sempre il presidente di Federacciai ad arrivare a 11 milioni

prezzo al quale si è chiusa l’asta. Per mettere la parola fine si dovrà attendere l’accordo sindacale che parrebbe scontato vista la piena occupazione ottenuta e messa nero su bianco.

La Stefana «smembrata» tra Esselunga, Feralpi, Alfa Acciai e Duferco

«Stiamo studiando e lavorando sul piano industriale – è stato il primo commento di Gozzi – ci confronteremo con il sindacato ma il nostro obiettivo è che il piano sia credibile e percorribile. Ci attende tanto lavoro». Un sospiro di sollievo anche per il lavoratori. Tante preoccupazioni che dopo 28 mesi di presidi, di speranze deluse hanno trovato sfogo in un lungo applauso. «Raggiunto un grande obiettivo grazie alla Fiom e alla lotta dei lavoratori che hanno resistito – ha commentato il segretario Cgil, Damiano Galletti – Un risultato che si somma a tutti gli altri ottenuti nella vicenda Stefana». Il riferimento è a tutti i lavoratori occupati nell’ex gruppo siderurgico: Ospitaletto (196 lavoratori) andato al gruppo Esselunga per oltre 51 milioni; via Brescia a Nave (92 dipendenti) aggiudicato alla Fer-Par del gruppo Feralpi per dieci milioni (più 4,5 per il materiale) mentre l’Alfa Acciai con un assegno 2.805.000 euro ha portato nel gruppo l’ex acciaieria di Montirone (71 dipendenti). «Le crisi importanti come questa – si legge in una nota della Fim – devono essere affrontate anche a livello istituzionale». Non smentisce l’approccio “concreto” il segretario Fiom, Francesco Bertoli: «Dei 700 dipendenti nessuno è stato licenziato e tutti hanno avuto una ricollocazione. Da riconoscere anche il forte impegno delle istituzioni e soprattutto dei lavoratori. E per il futuro restiamo in attesa del piano industriale».